Questo pomeriggio esisto solo per il mio amplificatore.
Necessito una dignitosa quota di devastazione.
Unsere letzten Jahreszeiten.
Quanto vorrei poter ricacciare con le mie mani quello scarafaggio nella putrida latrina dalla quale in qualche modo è riuscito a scappare.
Certo, ma perchè lasciare le malvagità impunite?
Riflettiamo per un attimo, tutti assieme, un attimo soltanto.
Fino a quando permetteremo che persone del genere agiscano, parlino, r-e-s-p-i-r-i-n-o nelle nostre città? Fino a che punto possiamo permettere di avvicinarci a loro, senza venir ammorbati dal loro fetore?
Il furore sarà la mia spada.
Lo polverizzerò con uno sguardo.
November.
Siamo la ciurma anemica
d’una galera infame
su cui ratta la morte
miete per lenta fame.
Mai orizzonti limpidi
schiude la nostra aurora
e sulla tolda squallida
urla la scolta ognora.
I nostri dì si involano
fra fetide carene
siam magri smunti schiavi
stretti in ferro catene.
Sorge sul mar la luna
ruotan le stelle in cielo
ma sulle nostre luci
steso è un funereo velo.
Torme di schiavi adusti
chini a gemer sul remo
spezziam queste catene
o chini a remar morremo!
Cos’è gementi schiavi
questo remar remare?
Meglio morir tra i flutti
sul biancheggiar del mare.
Remiam finché la nave
si schianti sui frangenti
alte le rossonere
fra il sibilar dei venti!
E sia pietosa coltrice
l’onda spumosa e ria
ma sorga un dì sui martiri
il sol dell’anarchia.
Su schiavi all’armi all’armi!
L’onda gorgoglia e sale
tuoni baleni e fulmini
sul galeon fatale.
Su schiavi all’armi all’armi!
Pugnam col braccio forte!
Giuriam giuriam giustizia!
O libertà o morte!
Giuriam giuriam giustizia!
O libertà o morte!