Dal 9 al 23 agosto.
Due persone, una tenda, un auto a noleggio.
Itinerario effettuato: Athens, Korinthos, Nea Epidavros, Epidavros, Iria, Leonidio, Getonthri, Gythio, Monemvassia, Sparti, Mystras, Archea Epidavros, Iria, Rafina, Schinias (Marathona), Athens.
La partenza è un volo Berlino-Atene, con arrivo verso le 10 della mattina, circa. Andiamo a prendere l’auto preventivamente prenotata qualche mese prima, e ci consegnano una piccola Suzuki, che (anche se stentando e boccheggiando un attimo nelle tortuose strade di montagna ad oltre 35 gradi) se l’è cavata dignitosamente (nonostante avermi fatto prendere uno spavento quando per qualche motivo non voleva farmi più alzare il finestrino dalla parte guidatore).
Devo comunque constatare che l’auto era in uno stato nettamente peggiore rispetto alle auto che ho noleggiato più volte in Germania, Olanda, Svezia.
Partiamo rapidi verso Korinthos, meta prevista per fare un primo bagno (non tanto per la bellezza del paesaggio, viste le raffinerie quasi sul bagnasciuga), ma doverosa dopo tre anni di astensione da ogni meta mediterranea.
Torniamo a macinare kilometri, in qualche ora (prendendocela con calma!) arriviamo a Nea Epidavros, dove decidiamo di piantare la tenda per la prima notte.
Campeggio dignitoso, anche visto il prezzo decisamente conveniente. Purtroppo iniziamo a renderci conto che i greci sono piuttosto rumorosi quando si trovano a chiaccherare nelle verande delle loro ruolotte superaccessoriate, ma vabbè, siam tutti in vacanza, su.
La mattina successiva ci svegliamo relativamente di buon ora, per poter visitare senza svenire dal caldo il sito archeologico di Epidavros. Gratis per il sottoscritto, che per qualche fortuito motivo ha uno “studente” scritto sulla vecchia carta d’identità. Ai cancelli fanno poche domande, e si accontentano della scritta.
Meglio per me, anche perchè sinceramente il sito a parte quel magnifico teatro da 14000 posti, bè, ha gran poco da offrire. Le rovine sono davvero rovine, e le fondamenta non rendono l’effettiva bellezza dei palazzi dell’epoca passata. Carino il museo, invece. Forse un po’ troppo essenziale, vista la mancanza di spiegazioni, ma decisamente interessante per quanto riguarda il contenuto.
Ripartiamo, anche perchè il sole inizia a far male per davvero. Decidiamo di attraversare la penisoletta e continuare la lenta discesa del Peloponneso.
Dopo qualche tornante e qualche salita che rivela i limiti della scatoletta viaggiante a pieno carico, arriviamo a Iria, o meglio, Iria Beach, la sedicente “costa bianca”. In realtà la sabbia è di un colore grigino-nero, ma l’acqua merita proprio. Calda come brodo di pollo, limpida come quella che esce dal rubinetto, con colorazioni da quadro impressionista, calma e placida come la Spree.
Andiamo nell’unico campeggio della zona, diviso dalla lunghissima spiaggia da una strada pressocchè sempre deserta. Gestori simpatici, altri campeggiatori praticamente tutti vecchini tedeschi o olandesi, tranquilli e rilassati.
La prima notte di sonno vero.
Ci fermiamo poco, purtroppo, ma quel giorno eravamo carichi di voglia di macinare strada. Destinazione: Gythio, pochi centrimetri sulla mappa, tempo previsto necessario un paio d’ore.
In realtà ci vuole poco per rendersi conto che le ore aumenteranno del doppio, perlomeno. Passiamo paesi piuttosto squallidi, come Leonidio, o peggio ancora Getonthri, dove a malapena ci è passata la Suzukina, figuriamoci cosa capita quando uno prova a passarci col suv.
In questa squallida cittadina (per quando ci fosse qualcosa in più da salvare rispetto altre viste per la strada) nel rallentare per svoltare in prossimità della piazza un vecchino infila il braccio nell’auto sfrusciando le dita per chiedermi dei soldi. Giuro, non mi era mai capitato, neanche tra Kosovo e Serbia pochi anni dopo la guerra.
Ma ok, tiriamo avanti ed alla fine, dopo 5 ore di viaggio (ed innumerevoli tornanti in seconda) arriviamo.
Il paese è di uno squallore che ricorda molto la periferia di Bitonto, compresa una bella mossa ecologica: Nel tornante subito dopo il paese (con tutti i megaristoranticostosi coi tavoli direttamente sul mare vista faro) c’è una specie di discarica abusiva a bordo-strada, con qualche centinaio di sacchetti dell’immondizia abbandonati lì da chissà quanto.
Arriviamo al campeggio consigliato dalla Routard, quello che faceva più al caso nostro, intendo. Economico, non per famiglie, in riva al mare. Il campeggio scelto è tra i migliori del viaggio, e non devo aggiungere altro. Spiaggia di ghiaia, ma un mare incantevole.
Decidiamo di fermarci in quel mare per due notti. Non ricordo però per quale sventurato motivo decidemmo di cambiare campeggio.
Stesso mare incantevole, ma qualità della vita decisamente inferiore. Campeggio strapieno di famiglie con bambini urlanti praticamente tutto il giorno, televisioni a volume altissimo, bagni ridotti ad uno schifo.
Per una incomprensione alla reception piantiamo la tenda in quello che sarebbe il parcheggio per i visitatori, ma che in realtà altro non è che la parte dell’uliveto dove il campeggio è situato. Eravamo lontano da tutto e da tutti, distanti dagli schiamazzi e dalle luci, e la tenda sotto quelle stelle risplendenti sugli ulivi era decisamente la quintessenza del nostro viaggio.
La tappa successiva sarebbe stata Monemvassia, punto estremo a sud del viaggio, dove purtroppo abbiamo la brutta notizia che l’unico campeggio della zona era chiuso. Peccato, il paesaggio aveva un certo suo fascino (anche se è qualcosa più brullo del brullo stesso, eh!), come anche il mare. Il paese poi sembrava anche tenuto un po’ meglio degli altri, si vede che il turismo qui porta un po’ più di soldi. Per la calura non riusciamo a visitare la cittadella medioevale, ma eravamo stanchi, assonnati, e bè. No.
Cambiamo programma: Passiamo la notte a Sparti, per vedere il mattino seguente praticamente all’alba il sito di Mystras. E ne è valsa assolutamente la pena!
Non c’entra niente con la Grecia antica, qui le rovine sono un po’ più recenti, ma che spettacolo! Anche per le dimensioni del sito e per la sua struttura (parte alta e parte bassa, vari saliscendi da fare, tanto da vedere e da scoprire) ci rimaniano 4 orette e mezza.
Quando inizia a fare caldo, decidiamo di rinchiuderci nuovamente nell’aria climatizzata dell’auto, anche per decidere dove andare a passare il resto della giornata e la notte. Sfogliamo per bene tutta la Routard, e considerando anche la nostra volontà di fermarci 3 giorni di fila da passare tra tenda e la spiaggia senza passare per l’auto optiamo per la risalita, e proviamo a fermarci ad Archea Epidavro.
Il campeggio, poverino, era un po’ come gli altri. Non questo granchè, ma neanche proprio malaccio. Purtroppo in acqua ci sono decine se non più medusone gialle e viola, e in quella a 2km dal campeggio il mare non è certo uno dei più belli incontrati fino a quel punto del viaggio.
Il mattino dopo quindi smontiamo di nuovo tutto, e decidiamo di andare a rilassarci tra i vecchini di Iria, in quel campeggino piccolo piccolo, su quella spiaggia così calma e tranquilla.
E giunge il momento di una triste costatazione: la vita da queste parti è carissima! A parte la quasi totale inesistenza di supermercati comunemente intesi, ad eccezione di qualche Lidl o Carrefour sparsi qua e là, ma sempre a 15km di curve da dove siamo noi, il vivere viene gestito dai minimarket.
Ora non so a che prezzi siate abituati lì in Italia, ma da queste parti nessuno si permette di mettere dei petti di pollo a quasi 6 euro! Giusto per fare un esempio, ma anche la frutta e la verdura! Prezzi allucinanti ed una qualità davvero mediocre.
Decidiamo per una vacanza ‘sana ed economica’, con tanta frutta e poche spese superflue. In pratica, tanto scatolame, qualche pasta grazie al Campingaz, tanti meloni ed angurie per riempire lo stomaco.
Fortunatamente i greci si rivelano ottimi panettieri, le pagnotte erano sempre superlative, e duravano sempre almeno due giorni.
Dopo Iria, eh, dopo Iria c’è una lunga decisione.
Su 15 giorni di vacanza, solo per i primi 9 avremmo avuto l’auto (per limiti di budget). Per i restanti avremmo dovuto fare affidamento sui mezzi pubblici. Ma per decisioni prese in partenza, avevamo uno zainone ed un trolley, quindi situazione poco gestibili per continuare il carattere itinerante. Ma pensavamo che non sarebbe stato difficile trovare qualcosa di carino vicino ad Atene, per magari fare qualche giornata metropolitana.
Ci sbagliavamo: vicino ad Atene le coste, i paesi, il paesaggio non era certo quello che volevamo includere nella nostra vacanza.
Andiamo (anche supportati dai consigli della routard) sulla costa orientale dell’Attica, a Rafina. Lascio perdere i commenti sul paese. Il campeggio è poco dopo, su una spiaggia di per sè anche carina, ma dove il sole scende troppo presto dietro le montagne alle spalle, e dove c’è uno strato di alghe nere piuttosto fastidioso sul bagnasciuga.
Andiamo la mattina stessa della consegna dell’auto in un altro campeggio, a Marathona, anzi no, a Schinias, vicino a Marathona.
Ed iniziamo a scontrarci con la realtà locale. Già a Rafina avevano iniziato a fare terrorismo psicologico (“sì, c’è un bus che passa davanti al campeggio e vi porta al porto dove poi potreste essere collegati da un altro bus con l’aereoporto, ma non effettua un servizio regolare quindi non vi so dare orari precisi o certezze”), ma il bello doveva ancora venire.
Il campeggiatore di Schinias ci conferma che possiamo prendere l’autobus che passa davanti al campeggio (e che si ferma quando vede gente, in quanto in tutta l’area non ci sono fermate), arrivare a Palini e poi prendere il treno-metropolitana che ci avrebbe collegato direttamente con l’aereoporto. Bom.
Consegnamo l’auto appunto in aereoporto, e per avere certezze aggiuntive proviamo a chiedere anche lì come potremmo fare a ritornare dopo 7 giorni carichi di bagagli.
Nessuno ha saputo dirci come raggiungere l’aereoporto da Schinias. Ma ovviamente tutti consigliavano di prendere costosissimi taxi! Proviamo a fare come ci ha detto il campeggiatore, arriviamo a Palini in treno, ed aspettiamo un autobus.
Dopo una mezzoretta effettivamente arriva, e ci scarica al campeggio.
Ottimo, potevamo rilassarci. Purtroppo il campeggio era quasi totalmente popolato da greci rumorosissimi, stanziali e con un concetto del rispetto piuttosto labile. Ma tralasciamo.
Spiaggia lunghissima, di spiaggia classica dorata. Forte vento costante, ma comunque caldo. Se non fosse per i personaggi presenti nel campeggio andrebbe tutto bene. Ma credo di avere una certa simpatia per Erode, dopo tutti quei bambini pestiferi ed urlanti.
Proviamo a fare una passeggiata fuori dal campeggio.
Il territorio attorno è desolante. Escluse due ville superlussuose ben protette da mura di cinta con tanto di feritoie, il resto sembra un paesaggio da bombardamento atomico. Case distrutte o lasciate a metà, prati e strutture che hanno sicuramente visto vita migliore almeno 30 o 40 anni fa, ed il tutto lasciato allo sfacelo più totale. Il colmo poi è che dopo due tornati ci sono svariati ingressi a bagni privati, dove a vedere dalle auto parcheggiate fuori un long-drink ti costa almeno due ore di lavoro.
Dopo cinque giorni rilassanti per certi versi, piuttosto snervanti per altri, torniamo in aereoporto la sera prima del volo (non abbiamo avuto altra scelta!).
Passiamo la notte sul gelido marmo davanti agli sportelli dei checkin, in compagnia di altri saccopelisti francesi. Fortunatamente la sicurezza ci lascia dormire fino alle 5:30, ma ci saremmo dovuti svegliare comunque di lì a poco per prendere il nostro aereo con tutta la calma del caso.
Siamo tornati a casa felici, Berlino ci mancava già dopo qualche giorno. Ma la vacanza è stata splendida, ed istruttiva per certi versi.